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Continua a non avere pace l'Acr Messina, società nata dall'acquisizione all'asta fallimentare del titolo sportivo del FC, marchio con il quale i colori giallorossi riuscirono, in sette anni, a raggiungere il settimo posto in A partendo dal campionato di Eccellenza. La squadra del presidente Martorano, dopo la sconfitta sul campo della capolista Ebolitana, stava godendosi i giorni di riposo prima dell'ultima gara del torneo, prevista per il primo maggio, ma, nel pomeriggio arriva un comunicato dell'ex amministratrice unica del Messina, Marcella Chierichiella che accusa, senza mezzi termini, in un italiano poco forbito ma efficace, la nuova dirigenza di non avere rispettato le scadenze previste nell'accordo siglato a gennaio di quest'anno. La risposta di Martorano non si fa attendere, ma si sofferma sull'entità dei debiti, preannunciando l'avvio dell'ennesima querelle legale.
In definitiva, sembra quasi che il calendario sia tornato indietro di 5 mesi, proprio in un momento nel quale sarebbe indispensabile porre le basi concrete per salvare la stagione in corso e programmare, finalmente, un futuro di vittorie, unico proprellente per riaccendere la passione per il calcio in riva allo Stretto. Nel frattempo, la Commissione Disciplinare della Lega Dilettanti ha pubblicato il verdetto che condanna ad un ulteriore punto di penalizzazione il Messina per la vertenza che riguardava il calciatore Alizzi, in maglia giallorossa nell'annata 2009-2010, in attesa degli altri giudizi pendenti con potenziali ripercussioni devastanti sulla classifica che vede gli uomini di mister Cirino assestati a quota 43 (adesso 42) punti.
Risparmiamo ai nostri lettori la lettura integrale del comunicato trasmesso oggi agli organi di stampa locali dalla signora Chierichiella, limitandoci a riportare alcuni concetti: Martorano avrebbe "truffato" l'ex amministratore unico del Messina, così come fatto a suo tempo da Santarelli, in quanto nemmeno l'imprenditore reggino avrebbe saldato il prezzo della vendita entro il termine fissato per lo scorso 28 febbraio.
La risposta di Martorano si sofferma sulle menzogne della signora Chierichiella, contenute anche nell'atto pubblico di cessione delle quote, nel quale i debiti della società venivano quantificati in 157 mila euro, mentre, ad una verifica effettuata dalla nuova proprietà, tali somme risultavano molto inferiori alla realtà, considerando che, solo le vertenze con i calciatori, riguardano una cifra di poco superiore ai 120 mila euro.
Aldilà di questo ennesimo colpo di scena, resta l'amara constatazione che, perdurando questo stato di cose, diventa una impresa anche il semplice mantenimento della categoria, derubricando alla voce "chiacchiere in libertà" le ipotesi di ripescaggio sbandierate solo qualche giorno fa dai dirigenti giallorossi.
E le chiacchiere, ormai, non sevono più a nulla e non ingannano più nessuno.