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Prima o poi doveva succedere. L'Acr Messina non si è presentata all'impegno casalingo previsto oggi pomeriggio contro l'Interpiana Cittanova.
Il direttore di gara Ceccarelli di Rimini e la squadra calabrese hanno atteso i canonici 45 minuti prima di prepararsi a ritornare alle rispettive sedi, dopo aver appurato che il terreno di gioco non era stato nemmeno delimitato dalle righe, visto che gli addetti non sono stati mai retribuiti, in questa stagione.
Si tratta, senza alcun dubbio, del punto più basso nella storia più che centenaria del calcio messinese, iniziata nell'aprile del 1901, quando il Messina Football Club sfidò, a Palermo, la Anglo Panormitan Athletic and Football Club.
Finisce così anche formalmente, con ogni probabilità, la vicenda agonistica dell'Associazione Calcio Rinascita Messina, nata il 23 marzo 2009, con l'acquisizione all'asta fallmentare del titolo del FC Messina srl, "grazie" all'intervento di un gruppo campano-laziale capitanato, solo formalmente, come si appurerà in seguito, dal signor Alfredo Di Lullo.
Da quel giorno, un susseguirsi di personaggi, eventi, storie, conferenze stampa, clamorosi annunci, che sono serviti solo per riproporre ciò che il vero proprietario dell'Acr Messina, Arturo Di Mascio, aveva già attuato a Caserta: gestione per un po' di tempo, una cessione fittizia e, infine, la scomparsa della squadra, utilizzata solo come "scatola vuota" per chissà quali fini misteriosi.
L'ultima speranza per i tifosi giallorossi, simili ai giapponesi che non abbandonavano le armi dopo anni dalla fine dell'ultimo conflitto mondiale, è stata rappresentata dal duo Martorano-Principato, imprenditori calabresi nel campo delle pulizie e dei trasporti, la cui proposta prevedeva condizioni di garanzia della massa debitoria in capo all'Acr, che, evidentemente, Di Mascio non può produrre.
Domani mattina, secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbero già pronte le prime istanze di fallimento per l'Acr Messina srl e, questa volta, l'ancora di salvataggio rappresentata dalla concessione dell'esercizio provvisorio già concessa a suo tempo all'FC Messina, non potrà essere utilizzata.
I vari Di Mascio, Chierichiella, Santarelli e le loro "società" IRW, Mito Case, Papy Wash ovvero le onlus o le altre "consociate" costituite per il "progetto Messina", non hanno sicuramente alcuna consistenza che possa far fronte ad una massa debitoria ingente e, peraltro, mai certificata nè da bilanci e nemmeno da scritture contabili, come più volte affermato in dichiarazioni pubbliche dai vari protagonisti di questa vicenda.
Il futuro, quindi, per quella che rimane la massima espressione del calcio a Messina, potrebbe essere il fallimento, magari condito da inchieste già preannunciate, sia in ambito sportivo che in quello penale e civile.
Una fine davvero ingloriosa per la società che aveva raccolto l'eredità diretta del Messina capace, in poco più di dieci anni di vita, di realizzare una scalata folgorante fino all'Olimpo del calcio italiano, con le vittorie a San Siro, al Granillo e con tutte le grandi, per poi precipitare, in questo 24 ottobre 2010, ad una rinuncia a disputare una gara casalinga contro l'Interpiana Cittanova.
Chissà quando, lo stadio San Filippo, con i suoi 42.000 posti l'impianto più grande della Sicilia, potrà ritornare a ribollire di passione.
Oggi, per i tanti tifosi biancoscudati, è una giornata di immensa, profonda tristezza.