Messina a GS.it: «Ad Acireale bisognerebbe fermarsi. Real Aci? Smentisco tutto»

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Per cinque anni il dirigente Carmelo Messina ha ricoperto la mansione di team manager dell'Acireale Calcio, svolgendo con discrezione un compito di importanza strategica per l'attività quotidiana di una società calcistica. Arrivati a fine marzo, a causa delle note vicissitudini societarie avvenute nella stagione appena conclusa, il giovane dirigente acese ha rassegnato le proprie dimissioni. Intervistato in esclusiva da Golsicilia.itMessina ha tracciato un bilancio della sua esperienza quinquennale come dirigente dell'Acireale Calcio e non solo. 

Carmelo, nella stagione appena conclusa hai deciso di dimetterti dal tuo ruolo di team manager dell'Acireale Calcio nel mese di marzo. Cosa ti ha spinto a compiere questo passo?

«Ho deciso di dimettermi perché quando non si hanno i mezzi per fare un lavoro come minimo sufficiente, penso che sia giusto farsi da parte. Premetto che ad inizio stagione avevo i miei dubbi su come sarebbe andato il campionato, ma non potevo mai immaginare che la situazione potesse degenerare nel modo che sappiamo. Voglio precisare che, già a dicembre dopo la trasferta di Cava de' Tirreni mi ero dimesso. Infatti, come la piazza ricorda, la vigilia di quella trasferta fu molto tormentata perché fino a sabato non avevamo la certezza di partire per la Campania a causa delle difficoltà economiche della società. In quell'occasione, nonostante tutte le difficoltà, io, mister Marra e la squadra siamo partiti con grande entusiasmo ed abbiamo disputato una grande partita dato che per quello che si è visto in campo avremmo meritato la vittoria. Insomma, quest'anno non ci sono state le condizioni per potere lavorare e per condizioni non mi riferisco solo a quelle economiche, ma anche a quelle ambientali dato che ad un certo punto il normale aspetto calcistico è passato in secondo piano».

In cosa consiste nel dettaglio il ruolo del team manager?

«Il ruolo del team manager nel calcio di oggi è un lavoro delicatissimo che si fa dietro le quinte. Credo che la figura del team manager venga dopo quella del direttore sportivo e dell'allenatore. Un team manager fa da filtro tra lo spogliatoio e la società ed ha il dovere di fare rispettare le regole societarie a tutti i tesserati sia all'interno che all'esterno del campo da gioco. Un altro aspetto di cui si occupa questa figura dirigenziale è certamente quello organizzativo, inteso come la pianificazione delle trasferte, delle partite casalinghe, degli allenamenti e delle amichevoli. Il team manager lavora a stretto contatto anche con il magazzino e scrive la distinta della partita domenicale, facendo molta attenzione alle regole dei calciatori Under».

Nella tua esperienza come dirigente dell'Acireale, quale è stato il momento più esaltante? E quale quello il momento più brutto?

«Il momento più bello è senza dubbio la promozione in Serie D avvenuta nel marzo 2010 contro il Vittoria perché vedere lo stadio "Tupparello" pieno di gente ha rappresentato davvero una grande emozione. Il momento più brutto credo che sia stato quest'anno in generale perché non è stato bello vedere vanificato il lavoro portato avanti in questi anni. Da osservatore esterno è stato brutto vedere l'Acireale perdere per 0-7 contro la Pro Cavese al "Tupparello"…».

Quale è la tua impressione riguardo gli ultimi avvenimenti in casa Acireale?

«Riguardo certe voci clamorose circolate negli ultimi giorni, preferisco non parlarne perchè a mio modo di vedere si tratterebbe solo di una perdita di tempo». 

Nei giorni scorsi il quotidiano "La Sicilia" ha riportato la notizia che sei stato ingaggiato dal Real Aci, società che nella prossima stagione disputerà il torneo di Promozione...

«Smentisco categoricamente questa notizia perché con i dirigenti del Real Aci c'è stata solo una discussione fra amici. In questo momento sono libero da ogni vincolo con le società di queste categorie e farò ciò che ritengo opportuno. Riguardo un mio eventuale approdo al Real Aci non confermo e non smentisco, ma qualora si concretizzasse qualcosa sarà solamente una collaborazione esterna con Pippo D'Anna, il quale potrebbe essere ufficializzato come direttore sportivo della società realina».

Oltre a essere stato team manager dell'Acireale, in questi anni hai collaborato con l'Aciplatani, società che nell'annata appena conclusa ha militato in Seconda Categoria...

«La storia dell'Aciplatani parte da un gruppo di amici che ha fondato una società di calcio soprattutto a scopo aggregativo e di divertimento, ovvero trascorrere del tempo insieme la sera dopo il lavoro. Adesso, a malincuore, per motivi lavorativi e di tempo, io ed il presidente Luigi Citraro abbiamo deciso di farci da parte e di lasciare le nostre quote societarie agli altri soci: Andrea Barbagallo e Roberto Ternullo. Anche se personalmente continuerò a seguire con attenzione questa realtà calcistica a cui mi sento legato. In questa stagione siamo arrivati sesti in classifica, sfiorando l'accesso ai play off nelle vesti di "matricola"».

La piazza acese spesso ha criticato la gestione societaria del presidente Rosario Pennisi e dell'amministratore delegato Giuseppe Cocuzza, ciclo concluso ufficialmente a febbraio di quest'anno. Tu che hai vissuto quelle stagioni, cosa ne pensi?

«Io penso che nei primi due anni, ovvero dal 2008 al 2010, quella gestione abbia fatto molto bene raggiungendo degli obiettivi importanti come la promozione in Serie D nel marzo 2010 ed un'organizzazione societaria davvero invidiabile da tutti i punti di vista soprattutto grazie al direttore Mario Marino, da cui ho imparato moltissimo riguardo il calcio. Merita una citazione il lavoro portato avanti da mister Salvo Pennisi che con il settore giovanile ha fatto bene. In seguito alle dimissioni del direttore Marino, penso che la gestione societaria di Pennisi e Cocuzza abbia risentito della diffusa crisi economica facendo anche delle scelte sbagliate. Riguardo la situazione debitoria della società non mi permetto di giudicare visto che non ero io ad occuparmi di contabilità e bilanci».

Il mondo del calcio sta vivendo una certa crisi della quale soffrono maggiormente le società dilettantistiche. Come rilanceresti il calcio di queste categorie?

«Credo che il calcio di queste categorie dilettantistiche prima di ogni cosa abbia bisogno di una riforma federale sia per quanto riguarda i calciatori Under che sull'organizzazione dei campionati nel senso di eliminare le trasferte lunghe, dato che i costi per andare fuori casa per una società di Serie D sono elevati. Penso che i calciatori debbano adeguarsi a certi budget societari ed inoltre credo che per fare calcio a questi livelli le società debbano avere delle strutture di proprietà per potere puntare sul settore giovanile, in modo tale che ogni anno dal vivaio possano uscire almeno due-tre calciatori di qualità».

Essendo a stretto contatto con lo staff tecnico, in questi anni hai visto passare diversi allenatori ad Acireale. Qual è il mister con cui hai avuto la maggiore sintonia?

«Su tutti gli allenatori che ho visto passare credo che mister Massimo Gardano merita un posto di privilegio perché siamo rimasti in ottimi rapporti d'amicizia e di recente ho avuto modo di sentirlo. Ho saputo che Gardano allenerà il Chiavari e gli faccio un grosso in bocca a lupo. Poi ho avuto un bel rapporto con Carlo Breve perché è una persona preparatissima da tutti i punti di vista sia tecnico che tattico, non riesco a capire per quale ragione uno come lui sia senza squadra dato che meriterebbe di allenare in una piazza importante. Merita una citazione anche Pietro Infantino, ovvero un allenatore molto grintoso che trasmette a tutti una tranquillità incredibile: con il tecnico agrigentino abbiamo conquistato una salvezza all'ultima giornata e anche lui come nel caso di Breve meriterebbe una panchina. Non dimentico neppure mister Sasà Marra, una persona molto tenace che conosce bene il calcio e che come calciatore ha giocato a certi livelli; l'operato di mister Marra ad Acireale è stato condizionato dai pensieri extracalcistici che tutti sappiamo, ma credo che uno come lui meriterebbe di lavorare in una società che possa trasmettere tranquillità perché nelle ultime due stagioni ha dovuto affrontare due situazioni particolari in altrettante società disastrate».

Quale sarà il tuo futuro nel mondo del calcio?

«Nel mio futuro penso che continuerò ad operare nel mondo del calcio, collaborando con qualche società. Sono disponibile a farlo perchè il calcio resta una mia grande passione fin da bambino. Staremo a vedere cosa succederà».

Ad Acireale si avverte un clima di scetticismo per il futuro societario. Da acese cosa ti senti di dire alla piazza ed alla tifoseria?

«Io mi sento di dire che vista la situazione attuale, penso che ad Acireale sia arrivato il momento di staccare la spina per un brevissimo periodo e poi ripartire da zero. Secondo me in questo momento ad Acireale non ci sono le condizioni per iniziare un progetto tranquillo e duraturo nel tempo. Credo che questa possa essere una soluzione da prendere in considerazione, tranne se non si trovano delle alternative concrete come ripartire con un altro titolo sportivo».


Davide Sirna 15/06/2013
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