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Ciro Polito, portiere dell’Atalanta, ha partecipato sabato pomeriggio alla sfida benefica tra una selezione di giocatori del Catania che hanno conquistato la promozione in Serie A nel 2006 e un'altra compagine formata da alcuni tra i protagonisti delle prime due stagioni in massima divisione. L’estremo difensore campano è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Golsicilia.it al termine dell’incontro, in mixed zone.
Ciro, dopo quattro anni sei tornato a vestire la maglia del Catania, ma non nel ruolo di portiere.
«Sì, ho scambiato il ruolo con Silvestri che mi ha chiesto di sostituirlo in maniera degna sull’out di destra. Ho fatto del mio meglio, ma ho combinato qualche danno (ride, ndr)».
Ci può stare. Del resto, quest’anno ti sei esibito magistralmente tra i pali dell'Atalanta.
«Proprio così, anche se non ho giocato tantissimo (quattro partite in campionato e una in Coppa Italia, ndr). Però, posso dire di aver contribuito alla salvezza dell’Atalanta: con me in campo non abbiamo mai perso».
Si tratta comunque di un rilancio. Dopo Catania, avevi vissuto una parabola discendente che ti aveva visto scendere fino in Prima Divisione con la maglia della Salernitana.
«La forza consiste nel sapersi riprendere nei momenti più difficili. A Salerno sono retrocesso, ero vincolato dal contratto e non mi hanno fatto andare via. Dopo il fallimento, ho accettato l’offerta dell’Atalanta solo per rimettermi in gioco. Ero il terzo portiere, poi, lavorando sodo, ho conquistato la fiducia del mister e sono riuscito a scavalcare Frezzolini e diventare il vice di Consigli».
Il tuo ritorno al "Massimino" dimostra che, nonostante l'addio tumultuoso, la città ti è rimasta nel cuore.
«Tutti sanno quanto sia legato a Catania e alla sua gente. Nel 2009 ho avuto una discussione con Zenga e, così, con la società abbiamo deciso di comune accordo la mia cessione. È inutile avere rimpianti, a trentaquattro anni sono tornato in Serie A e non la voglio lasciare: spero che l’Atalanta mi offra il rinnovo».
L'obiettivo, quindi, è quello di proseguire la carriera in massima divisione, iniziata con la maglia del Catania il 26 novembre 2006 nella sfida con il Parma. A proposito, qual è la gara che ricordi con maggior piacere, tra le trentasette disputate con la squadra del presidente Pulvirenti?
«Il pareggio a San Siro con il Milan. Adesso, gli uomini di Maran sono sicuri nei propri mezzi e si recano a Milano per vincere. Noi, invece, eravamo alle prime armi e abbiamo fatto grandi sforzi per ottenere la salvezza, ci siamo riusciti e abbiamo posto le basi per il Catania di oggi».
Tra i giocatori in campo nella partita benefica, insieme a Terlizzi, sei l’unico ad aver affrontato i rossazzurri in questa stagione.
«Sì, e vi assicuro che gli etnei, ormai, incutono un certo timore negli avversari che, per questo, mostrano sempre grande rispetto. Il Catania ha conquistato con merito l’ottavo posto e l’anno prossimo ha tutte le carte in regola per conquistare quell’Europa che quest’anno è stata solo sfiorata».
Un futuro che vedrà ancora Andujar a difendere i pali del Catania.
«Sono contento per il suo rinnovo: il nostro è un ruolo delicato, siamo sempre a rischio. Lui è un portiere di caratura internazionale e merita la fiducia del club».
Questo, però, significa che Frison dovrà fare le valigie per trovare la continuità.
«Frison è un portiere di valore e quando ha giocato ha fatto sempre bene. Deve stare sereno e aspettare il suo momento: oggi, purtroppo i calciatori vogliono giocare per forza. Io, per arrivare in massima divisione, sono partito dalla C2: ho aspettato l'attimo propizio, sfruttando le occasioni che mi si presentavano. Lui è un portiere giovane, ha fatto bene, ma non è detto che l'arrivo in Serie A sia sinonimo di un posto da titolare: davanti a sé ha un portiere di grande calibro e, per migliorare, non bisogna soltanto giocare, ma anche guardare un compagno più bravo ed esperto».